Tensioni in Senegal, a Dakar, dopo la decisione della Corte Costituzionale di convalidare la candidatura di Abdoulaye Wade, attuale presidente del Senegal. Il cantante Youssou'n Dour, escluso dalla corsa presidenziale, denuncia un aggressione
da Dakar, Chiara Barison
DAKAR. Si respira un'aria di apparente tranquillità, oggi, a Dakar. Un'atmosfera inquietante fa da cornice a un week end di manifestazioni e scontri.
Venerdì 27 gennaio, dopo 10 ore di consulta, la Corte Costituzionale ha convalidato la candidatura di Abdoulaye Wade, l'attuale presidente del Senegal. Non appena la delibera è stata resa pubblica, lo scontento popolare, alimentato da una politica corrotta e dittatoriale, è esploso nelle strade della capitale e nelle regioni del paese africano. Il presidente della discordia, Wade, è stato eletto nel 2000 quando la costituzione, datata 1963, fissava la durata di un mandato presidenziale a 7 anni. Nel 2001, una modifica della costituzione ha fissato il mandato da 7 a 5 anni, rinnovabile una sola volta. Nel 2008, subito dopo la rielezione dello stesso presidente Wade, una nuova revisione costituzionale ha fissato nuovamente la durata del mandato a7 anni. Per gli oppositori una terza candidatura del vecchio Wade è palesemente incostituzionale mentre per Wade e i suoi seguaci la prima candidatura non è dà considerarsi conteggiabile visto che la revisione costituzionale è avvenuta postuma. «Gli oppositori dovrebbero accettare il fatto che la mia candidatura è legale. Non solo, se volessi potrei candidarmi anche alle elezioni del 2019» ha dichiarato candidamente ieri Wade. Esaspera gli animi il presidente nell'arrogante fierezza che da anni lo contraddistingue. Lui che ha sempre voluto essere in prima linea nel grande fratello politico mondiale, lui che ha portato allo stremo un paese ancora troppo debole socialmente ed economicamente per poter entrare di prepotenza nello scenario dei paesi emergenti; lui che, nonostante i gravi problemi economici, i costanti tagli di corrente elettrica ed un aumento considerevole del costo della vita, aveva imposto la costruzione di un gigantesco monumento della Rinascita Africana che guarda oggi cupo una Dakar stremata. La polizia in tenuta antisommossa è disseminata nei punti caldi della città, Colabane, Grand Dakar, Medina, teatro nei giorni scorsi di scontri animati in cui è deceduto un poliziotto, colpito a morte da un mattone lanciato da un manifestante.
«Noi tutti invitiamo la popolazione a non arrendersi e a scendere in piazza. Quello che serve oggi è una resistenza organizzata contro l'oppressione» dichiara Macky Sall, candidato alle prossime presidenziali, fissate per il 26 febbraio e dirigente del M23, il movimento che raggruppa gli oppositori a Wade. In un comunicato stampa di qualche ora fa, i leader del movimento di giovani Y En a Marre dichiara che «tutto deve essere fatto affinché la candidatura di Wade sia invalidata». Una situazione di difficile gestione che sembra degenerare in maniera veloce in una spirale di isteria collettiva aumentata anche dalle notizie gonfiate dei media nazionali ed internazionali. «La situazione è inaccettabile» ha dichiarato ieri Yossou N'Dour. Il famoso cantante senegalese ha denunciato ieri un'aggressione da parte di alcuni poliziotti dopo essersi recato alla divisione di investigazione criminale (DIC) per sostenere Alioune Tine, coordinatore del movimento M23. Yossou N'Dour che aveva ugualmente presentato la propria candidatura, se l'è vista respingere perché secondo l'articolo LO 116 del codice elettorale, il numero di firme richieste per la convalida di una candidatura indipendente è fissato a 10.000. Delle 12.936 firme raccolte da Yossou N'Dour, quelle considerate valide sono risultate solo 8.911. Oltre alla candidatura di N'dour sono state rigettate anche quelle di Abdourahmane Sarr e Kéba Keinde. 14 invece le candidature convalidate tra cui i popolari Moustapha Niasse, Macky Sall, Cheikh Bamba Dièye, Ibrahima Fall, Diouma Dieng, Idrissa Seck e Amsatou Sow Sidibé.
Dalle ambasciate straniere si invitano i cittadini stranieri alla prudenza mentre l'UE invita il popolo senegalese alla calma e al voto, dichiarando in una nota che verrà garantita la trasparenza affinché la volontà del popolo senegalese venga rispettata.
Una pagina nera per la storia del Senegal, il paese della Teranga (dell'accoglienza), un esempio di stabilità e pace in un continente, al contrario, fortemente instabile politicamente. I senegalesi sono stanchi, questo è evidente ma rimangono fermi nella loro denuncia di una violenza che sembra più cercata e costruita che spontanea. Wade, chiuso nel suo palazzo, rimane sicuro della vittoria, incapace di accettare lo scorrere del tempo e l'impopolarità crescente e in tutto questo caos di notizie più o meno veritiere, nessuno ha speso una sola parola per raccontare delle due donne candidate, Diouma Dieng Diakhat e Amsatou Sow Dieng. E se fosse proprio la scelta di una donna che, nel silenzio di una paziente attesa, salvasse il paese da questa vergognosa guerra tra uomini?
(presto aggiornamenti in tempo reale su Corriere Immigrazione e la pagina facebook).

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