Rosarno, i volontari dicono addio a Marcus

Il bracciante originario del Gambia è morto una settimana fa per una polmonite all’ospedale di Lamezia Terme. Viveva in un tugurio in campagna. In Africa lascia moglie e figli. Pugliese, volontario: "Era un piccolo grande uomo"
di Raffaella Cosentino, Redattore Sociale


ROSARNO. Lettere e fotografie dei suoi figli in Gambia sono arrivati troppo tardi per Marcus. Il pacco dell’emigrante preparato dalla famiglia in Africa è giunto a Rosarno il giorno dopo la morte dell’uomo a cui era destinato. “Marcus era uno smilzo di 50 chili, senza denti.
Aveva girato mezzo mondo prima di arrivare a Rosarno. Aveva 35 anni ma ne dimostrava quasi il doppio e viveva in un luogo che semplicemente negava la dignità umana”, racconta Giuseppe Pugliese, il volontario dell’Osservatorio Migranti Africalabria che da anni tiene i contatti con gli africani nelle baraccopoli e diffonde le informazioni sulla situazione dei braccianti stagionali nella Piana di Gioia Tauro. Grazie alla sua testimonianza, questa storia esce dal casolare diroccato dove vivono, o meglio si nascondono, alcune decine di lavoratori africani provenienti dal Gambia e dal Senegal. Il timore degli sgomberi è grande, il lavoro nella raccolta delle arance scarseggia. Ma i rapporti umani tra i volontari e i braccianti sono quelli di sempre. Marcus è morto la settimana scorsa all’ospedale di Lamezia Terme dove era ricoverato da qualche giorno. Le sue condizioni generali si sono aggravate all’improvviso in un fisico fortemente debilitato da una polmonite bilaterale e da un problema cardiaco. A portarlo dal medico, a fare le lastre ai polmoni e a chiamare i soccorsi sono stati quei volontari che oggi raccontano la sua storia.


Mentre l’ambulanza lo portava via, l’unica preoccupazione di Marcus era di non poter lavorare per mandare i soldi alla famiglia in Gambia e di non essere ancora stato pagato dal datore di lavoro. In ospedale a Lamezia era diventato “la mascotte del reparto”, gli scout andavano a trovarlo, portandogli una radio, dolci e biglietti di auguri. Anche i compagni di lavoro, gli altri africani con cui condivideva la baracca, fredda e umida in campagna lontana da tutto, sono andati spesso a fargli visita. Infine tutti, volontari e africani, lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio, sistemando il suo corpo dopo la morte secondo il rito della tradizione musulmana.

Quando Marcus è morto, è stato Giuseppe Pugliese, il volontario di Rosarno, a rispondere al suo cellulare che squillava perché la famiglia chiamava per avere notizie. “Dover dire a qualcuno in Africa ‘tuo fratello è morto poche ore fa’ è davvero devastante anche se è nulla rispetto al fatto che suo fratello non c'è più, che i suoi figli e sua moglie non potranno più sentire la sua voce nè lui la loro, e lui non potrà mandare più soldi ai suoi figli – racconta - Marcus era un piccolo grande uomo e ci lascia in eredità la sua saggezza africana, la sua dignità di lavoratore, il suo amore di padre e marito”.

4 commenti:

  1. Venire dal "terzo mondo" per morire di polmonite nel "primo mondo" è assurdo .. sono colta da una tristezza profonda , indescrivibile quando leggo queste notizie e mi chiedo, quando finirà tutto questo dolore?

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  2. siamo abituati a storie tristi.. ma questa mi ha molto commosso.

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  3. non mi abituerò mai a tanta cattiveria...mondo di merda...

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  4. Sfruttati di tutto il mondo unitevi!!!!!!! Per un migrante la cosa più brutta che può accadere è morire lontano da casa.
    C'è un cerchio che lega la nostra esistenza. Dovunque andiamo, il desiderio è quello di chiudere il cerchio, cioè morire dove si è nati. Accompagnati dal pianto funebre dei propri cari.
    Per quest'uomo, come per molti emigranti calabresi i quali migravano in cerca di fortuna oltreoceano il cerchio non si è chiuso. E' rimasto interrotto. Quante mamme hanno pianto i loro figli, spedendo lettere che non sono mai state lette. Tanti che non ce l'hanno fatta a diventare qualcuno nell'"altro mondo". Addio sconosciuto, addio fratello, addio compagno che abbiamo condiviso lo stesso destino di persone erranti alla ricerca dell'isola non trovata.
    Jreed

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