Un'isola infernale tra Europa e Africa: in scena la tragedia delle vittime del mare

Rumore di acque” del Teatro delle Albe dà voce alle anime degli immigrati morti nel Mediterraneo. Rappresentato sul palco di “Armonie d’arte”, festival al parco archeologico di Scolacium (Catanzaro). Tournée a ottobre
Redattore Sociale

TEATRO. Nella cornice imponente delle rovine di una basilica normanna, con gli spettatori accomodati sulle sedie in un campo di ulivi, sulla testa un cielo stellato e intorno il silenzio, una voce e un faro di luce squarciano il buio delle coscienze. “Certo che la nostra è una grande politica, accogliamo tutti gli spiriti, la politica degli accoglimenti”, urla il generale che tiene la lista aggiornata degli annegati nel Mediterraneo.

E rivela in questo modo alla platea il suo incarico.
Erutta parole di fuoco dalla bocca in penombra, completamente circondato dall’oscurità che è l’atmosfera predominante nel mondo dell’incubo ideato da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. Nero come il fondo del mare è il tono grottesco scelto per “Rumore di acque”, opera teatrale interpretata con vigore da Alessandro Renda. E’ di scena il dramma, con intorno un alone di ironia beffarda.


Anche i morti nel viaggio su gommoni e barconi dall’Africa all’Europa possono avere voce. Le acque del ‘mare di mezzo’ si sono richiuse su di loro, i pesci hanno divorato i cadaveri, ma le loro storie e i loro sogni arrivano in questo pezzo innovativo di teatro civile. Il loro incubo diventa il nostro e invoca un’assunzione di responsabilità sulla tragedia cui assistiamo. Tragedia greca nelle musiche e nei cori suonati dal vivo dai fratelli Mancuso. I compositori siciliani accompagnano con harmonium e liuto a manico lungo il monologo di Alessandro Renda. E’ lui sulla scena il generale presidente di una misteriosa isola vulcanica dove vengono ammassate tutte le anime dei morti e dei dispersi in mare. Solo alla fine dello spettacolo si scopre che è stato incaricato del censimento direttamente dal “ministro dell’Inferno”. Sulla divisa del generale campeggiano medaglie e lustrini. Più ci sono morti da contare, da registrare con numeri via via spaventosi, più lui accumula riconoscimenti pagati da ‘quelli delle capitali’. Sulla sua isola, che diventa sempre più piccola e affollata, accatasta gli spiriti di chi non ce l’ha fatta a toccare l’altra sponda del Mediterraneo. L’imperativo è di procedere con “ordine e chiarezza”, ma il racconto diventa folle, confuso, attraversato dalle storie corali e individuali.

“Gridano e pregano, una bibbia e un corano inzuppati nell’acqua…in 77 sprofondano”. Dall’ammasso di corpi emergono le figure delle prostitute nigeriane, delle piccole e determinate ragazze maghrebine, di Jean Baptiste il dodicenne. Non ci sono altri attori a incarnare gli spettri, è tutto nella potenza della parola del generale contamorti. Lui esegue gli ordini, non ha colpe, diventa la nostra coscienza sporca sbattuta in faccia. “E’ un nuovo olocausto di cui tutti siamo corresponsabili - dice a Redattore Sociale l’attore Alessandro Renda che incarna sul palco il personaggio infernale voluto dagli autori – l’opera nasce dalle letture dei testi di Gabriele Del Grande e di Fabrizio Gatti e dalla nostra esperienza a Mazara del Vallo”. Il Teatro delle Albe amplia il suo repertorio di ricerca, dopo i laboratori con gli adolescenti a Scampia e in Senegal.

“Rumore di acque” segna la seconda tappa di un percorso che ha visto prima l’esperienza dei laboratori “Cercatori di Tracce” da Sofocle con cinquanta ragazzi tunisini a Mazara e sarà seguito da un film documentario di Renda, prendendo Mazara come lente d’ingrandimento sulla società. Per l’isola degli inferi, gli autori hanno tratto ispirazione dall’isola Ferdinandea, emersa dal nulla e poi scomparsa nel corso dell’Ottocento. Dopo l’anteprima al Ravenna Festival, “Rumore di acque” è andato in scena al parco archeologico di Scolacium a Roccelletta di Borgia nell’ambito del festival “Armonie d’Arte” con la direzione artistica di Chiara Giordano. La tournée partirà a ottobre.

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